Documento sui giovani liberi professionisti
di Marina Sclafani
Quando si riflette sul sostegno da offrire ai Lavoratori, l’atteggiamento più automatico e probabilmente naturale è quello di rivolgere la propria attenzione nei confronti dei lavoratori subordinati.
Si trascura, il più delle volte, l’altra faccia del mondo del lavoro rappresentato da coloro i quali hanno scelto di esercitare la propria attività nel campo della libera professione.
Questa tendenza risponde probabilmente ad un convincimento più o meno generalizzato che collega il mondo della libera professione ad un campo di attività professionale scevra da problemi di qualsiasi sorta e natura.
Occorre sottolineare che il mondo del lavoro è oggi cambiato anche in questo ambito e che taluni assunti non possono più, al tempo attuale, essere considerati quali rispondenti a verità. Nel passato, infatti, il libero professionista, dopo anni di applicazione nello studio e nel successivo avvio della propria attività, riusciva a raggiungere risultati soddisfacenti dal punto di vista professionale e conseguentemente economico. La serietà, la professionalità, la preparazione di base, la tenacia potevano allora considerarsi tutti elementi che portavano ad un successo sicuro.
Il quadro sociale e lavorativo nel suo complesso è oggi profondamente cambiato e trascurare questo ambito è sintomo quantomeno di miopia.
Sicuramente, ancora oggi, il panorama libero-professionale sfoggia figure di spicco e di sicura affidabilità, ma non può non farsi notare come i giovani liberi professionisti siano quasi totalmente esclusi da questo scenario.
Non bisogna trascurare le enormi difficoltà di chi oggi sceglie di entrare in questo mondo, una volta concluso il percorso universitario che, come è a tutti noto, offre ben pochi spunti per “imparare a lavorare”, garantendo, di contro, “nozioni e formule” difficilmente ancorabili al mondo del lavoro. Sebbene questo ultimo aspetto non debba considerarsi di per sé negativo, intraprendere oggi il cammino della libera professione richiede anni di pratica unita ad ulteriori anni di studio, il superamento di esami abilitativi specifici, senza la speranza di guadagni degni di nota. Per le difficoltà economiche dette e per le spese vive che costituiscono parte integrante di questa scelta professionale, spesso si è costretti a rinviare l’avvio personale della propria attività, rimanendo negli studi di colleghi più anziani e più esperti che difficilmente sono disponibili a trasferire il proprio know-how per motivi anche solo concorrenziali.
Ebbene, lo scenario odierno è ulteriormente aggravato dalla crisi economica prima mondiale e poi italiana che non ha ovviamente risparmiato nemmeno questo settore. Indiscutibili appaiono, infatti, le conseguenze dirette che la detta crisi comporta nell’economia dei professionisti. La mancanza di danaro nelle tasche dei cittadini condiziona inevitabilmente anche l’andamento delle libere professioni di ogni natura. Si rinuncia a far valere un proprio diritto in giudizio, a recuperare, in termini seppure solo risarcitori, un torto subito, ad avvalersi dell’ausilio di consulenti esperti, si rimandano perfino le spese (e le cure) mediche perché le priorità della vita quotidiana, in presenza delle difficoltà economiche odierne, sono talmente pressanti ed urgenti da far considerare, nelle peggiori delle ipotesi, queste uscite come “lussi” insostenibili.
Il mondo imprenditoriale è sempre più spesso caratterizzato dalla chiusura piuttosto che dall’avvio di nuove attività e queste scelte non possono che portare alla riduzione di un già povero “portafoglio clienti” dei citati professionisti.
La libera professione è un’attività aleatoria. Per i giovani, oggi, la libera professione rischia anche di diventare una scommessa difficile (se non impossibile) da vincere in uno con la mancanza di qualsiasi forma di ammortizzatori sociali le cui conseguenze ricadono pesantemente sui giovani imprenditori di se stessi.
Ritengo che, nel rispetto e nella riconosciuta priorità di chi, nel mondo del lavoro subordinato, affronta oggi situazioni di enorme difficoltà per l’espulsione incolpevole dal mondo del lavoro, anche quanto appena descritto possa entrare nel novero delle questioni da trattare all’interno del dibattito del Dipartimento in cui siamo impegnati, prima di tutto, per poi offrirlo come oggetto di osservazione e di attenzione al nostro Partito.
Non si può ignorare che i giovani professionisti sono spesso alla ricerca di un’identità politica e che solo una dimostrazione di attenzione concreta da parte del Partito Democratico, potrà generare l’effetto di attrarre chi, come loro, oggi, insieme a tutte le altre categorie, è in difficoltà.
