Impresa e territorio. L'enigma Brindisi
di Mario Tafuri
Lo scopo di queste considerazioni è quello di far emergere una condizione esistenziale delle imprese che operano sul nostro Territorio che si manifesta, ormai con carattere di cronicità, nella incapacità di avviare e sostenere autonomi e duraturi processi di sviluppo e di innovazione per se stesse e di poter rappresentare, di rimando, il riferimento stabile per la crescita dell’intera collettività.
L’osservazione delle dinamiche relazionali con i mondi con cui esse si confrontano per sopravvivere, quello dei mercati commerciali come del lavoro, del credito, della ricerca, e con quelli dei servizi residenti, la pubblica amministrazione e le istituzioni locali, le loro stesse organizzazioni di categoria, evidenzia comportamenti di debole reattività alle sollecitazioni poste dalle crisi come dalle fasi di crescita dell’economia, di discontinua progettualità autoctona, di affanno nel dispiegamento delle risorse necessarie a fronteggiare le minacce e a cogliere le opportunità del cambiamento, di faticosa tenuta delle posizioni guadagnate quando non di rinuncia a sostenerle.
Tutto ciò con il credito di formidabili risorse strutturali e infrastrutturali, naturali e paesaggistiche, e di considerevoli disponibilità finanziarie, effettive e potenziali, provenienti dai processi di inclusione dell’area nei programmi di sviluppo economico nazionali, europei e mondiali; e nonostante la presenza di grandi comparti produttivi che nelle teorie industrialiste dovrebbero (avrebbero dovuto) svolgere il ruolo di volano dello sviluppo di un territorio e nonostante, ancora, il presidio di impianti organizzativi militari che, al pari di quelli produttivi, sono in grado (o potrebbero esserlo) di offrire significative opportunità di crescita.
L’attuale congiuntura mondiale ha indubbiamente ridotto le potenzialità di tali risorse, che tuttavia resterebbero ancora pienamente efficaci nelle prospettive di rilancio e riconversione che i governi nazionale ed europeo enunciano nei loro piani di sviluppo; e rimangono ancora rare, uguali concentrazioni di ricchezza nelle altre Regioni del sud del Paese.
Rischia di tradursi in un enigma, allora, il tentativo di comprendere le ragioni di un tale spreco di occasioni, e paiono risibili le argomentazioni circa la storica sofferenza dell’economia di Brindisi e della sua provincia per la presunta aggressività delle altre provincie, in primis del capoluogo della Regione, nell’accaparramento delle risorse pubbliche a suo danno.
Senonché, usando il termine “Territorio” nel quadro delineato si coglie un connotato quasi esclusivamente spaziale, geografico, che impedisce di riconoscere gli attori, i loro ruoli, le specifiche responsabilità e relazioni che tra essi intercorrono; addirittura, gli effetti, le conseguenze che le decisioni di ciascuno di essi hanno su tutti gli altri.
Sulla base di queste, definiamole, ipotesi, la tesi è che quella cronica incapacità di determinare propri percorsi di cambiamento e di crescita risiede nei limiti di un Territorio che stenta a riconoscersi nel significato più ampio di risorsa : natura, cultura, valori, storia, tradizioni, società, competenze, relazioni umane; e quindi, di patrimonio comune da tutelare, coltivare, far crescere. Per ciò stesso, stenta a riconoscere le proprie creature, e tra queste le imprese, mettendole così in una condizione di sostanziale isolamento rispetto alle grandi traiettorie di sviluppo, tracciate sempre altrove, e di indifferenza, se non di conflitto, rispetto alle istanze espresse dalla società civile.
Una condizione esistenziale di solitudine che costringe le imprese ad abdicare al ruolo sociale per il quale nascono su un dato luogo in un determinato momento storico, per creare cioè benessere, lavoro, dignità, soddisfazione per tutta la collettività, ed assumerne altri del tutto divergenti, come quelli di generatori di “problemi da risolvere” per l’ambiente, per i lavoratori, per la società; ruoli tutti, o quasi, riconducibili a modelli di comportamento pragmatici quanto impulsivi e/o rassegnati, piuttosto che proattivi, capaci cioè di rispondere in modo responsabile e consapevole alle anomalie del sistema in cui si trovano ad operare.
Una condizione, infine, che viene purtroppo accentuata in un’epoca, come quella attuale, connotata dai processi di globalizzazione dei mercati e di internazionalizzazione dei processi produttivi, laddove per inserirsi nell’uno e nell’altro, prima ancora che risorse occorrono visioni e programmi sistemici di tutte le componenti socio economiche di un Territorio.
La dimostrazione della tesi proposta non può che passare attraverso una lettura critica ed un’analisi approfondita di dati ed informazioni relativi agli ambiti relazionali caratterizzanti la vita delle imprese, in generale, e di quelle del nostro Territorio in particolare :
- il rapporto con il credito,
- il rapporto con il mondo delle competenze e del lavoro,
- il rapporto con l’innovazione,
- il rapporto con il sistema delle infrastrutture,
- il rapporto con i sistemi amministrativo e istituzionale a tutti i livelli territoriali,
- il rapporto con i riferimenti associativi,
- il rapporto con la legalità,
- il rapporto con la collettività civile e con l’ambiente
- i rapporti tra le stesse imprese.
Non si può fare a meno, però, di aggiungere un’altra riflessione in ordine agli sforzi, pure cospicui, di affrontare “l’enigma” con frequenti e a volte ponderosi impegni progettuali espressi da alcuni attori istituzionali (si ricordi l’esperienza del Pacchetto Localizzativo nel 1999 ed alcuni, più recenti: Bridgeconomies della CCIA, Progetto Link della Scuola Superiore S.Anna di Pisa e Università del Salento, Progetto R.I.S.O., Progetto AURE, Progetto Grande Salento), fatto che se da un lato testimonia la consapevolezza dello stato di difficoltà cronica del sistema e della necessità di provvedere con strumenti strategici alla sua soluzione, dall’altro al contrario lo acuisce quando delle numerose e mirabolanti iniziative schedulate (e non solo di quelle) se ne perdono le tracce nel tempo; non molto dopo, per la verità, la fase iniziale di allestimento di siti web con annesse descrizioni delle strutture organizzative.
Emerge, allora, un altro elemento tutto riconducibile alle argomentazioni sopra esposte sul significato di Territorio : rendere conto e chiedere conto di impegni assunti sono due momenti che hanno implicazioni ben più coinvolgenti della costruzione di un sito web, poiché richiedono l’assunzione di responsabilità reciproche tra le parti in causa, la volontà e la capacità di comunicare ed infine la disponibilità di strumenti per valutare e misurare quanto quegli impegni sono stati onorati e quanto soddisfatti sono i destinatari dei benefici che ne derivano.
Vale la pena chiedersi a questo punto, con onestà intelletuale, se e come questi elementi di partecipazione incrociata del sistema-Territorio alle sorti delle imprese e della collettività tutta, e di queste alle sorti del Territorio siano mai esistiti, o esistono, e abbiano funzionato sino ad oggi, per poter avere qualche indizio nella soluzione dell’enigma.
