Relazione del Segretario Corrado Tarantino nella Direzione Provinciale del 19 aprile 2010
La direzione provinciale di oggi ha lo scopo di aprire una discussione seria e approfondita sullo stato del Partito, il suo insediamento territoriale e sociale alla luce dei risultati delle ultime elezioni regionali e amministrative. Una discussione franca, mi auguro fuori da schemi vecchi e nuovi, depurata da ipocrisie o tatticismi, consapevoli che parliamo di noi, di noi in carne ed ossa, di come intendiamo svolgere il ruolo che ognuno ricopre. Daremo un senso reale e concreto a ciò che decideremo oggi se saremo consapevoli che dalle enunciazione passeremo a fatti concreti, a modi di essere ed interpretare il ruolo di dirigenti di questo partito. Se prima dell’ultima tornata elettorale le nostre discussioni su ciò che dovremmo fare ed essere erano basate su sensazioni, impressioni, ora i risultati elettorali, il voto delle persone in carne ed ossa ci mette di fronte a decisioni e a responsabilità non più rinviabili. Questo deve essere l’analisi del voto, partendo dai numeri e dai dati avere la capacità di definire e mettere in campo un’azione politica che ne esalti e rafforzi i segnali positivi e affronti in modo forte e concreto i segnali negativi.
Sicuramente i risultati conseguiti nella nostra provincia vanno letti e inquadrati in quanto è accaduto a livello nazionale, ma il nostro obiettivo oggi è, come dicevo prima, analizzare quanto accaduto qui da noi.
Il dato nazionale non è sicuramente positivo. Tutti quanti ci aspettavamo di più da questa tornata elettorale, sia in termini di tenuta di governi regionali e locali sia in termini di risultati del Partito. Ci si aspettavano segnali più netti e chiari su quello che molti avevano definito come il declino del berlusconismo e della compagine di governo e l’indicazione rispetto alla costruzione di un campo di forze politiche e sociali insieme alle quali costruire il campo dell’alternativa. In realtà quello che è emerso è che la perdita di voti da parte dei partiti di Governo, e in primo luogo del PDL, non ha comportato un aumento di voti per le forze di opposizione ed in primo luogo per il PD. Non è forse questo il dato dell’astensionismo che ha colpito indistintamente tanto il CD quanto il CS? Se la politica si limita ad essere la competizione tra due schieramenti di tifosi in cui si pretende che il cittadino si debba schierare da una parte contro l’altra, tra il partito dell’amore e quello dell’odio su basi neo ideologico- personalistiche, e non sulla capacità di mettere in campo risposte concrete rispetto alla vita reale degli stessi cittadini, verrà sempre più percepita come qualcosa che riguarda “loro” i capi ultras e non “gli altri” i cittadini e di conseguenza la non partecipazione al voto sarà necessariamente destinata a crescere. Questo fenomeno si accentua ancora di più quando si vivono situazione come quelle attuali, di forte crisi economica e sociale in cui con l’aumentare del disagio personale si accentua sempre di più la distanza tra cittadini, istituzioni e politica. Allora questo è il primo punto di riflessione a cui siamo chiamati ad ogni livello, perché quel dato ci dice che il Paese è contendibile, che non è inesorabilmente consegnato nelle mani della Destra, ma che si aspetta che qualcuno gli proponga un’alternativa seria, forte, credibile, visibile. La direzione nazionale ha avviato una discussione su questo, mettendo al centro i temi come base per l’elaborazione di proposte concrete da fare al Paese: il fisco, il lavoro, i giovani, lo sviluppo, le riforme sociali e istituzionali. Mi auguro che questo lavoro venga svolto al meglio con il coinvolgimento dei territori e con la capacità di aprirsi al dibattito con le forze innovative e vitali del Partito, ma soprattutto del Paese, e che soprattutto venga depurato da una discussione tutta interna che in questa fase non penso sia utile. Non è immaginabile che ogni proposta su qualsiasi questione si debba leggere come un’apertura di Tizio nei confronti di Caio e non come una proposta che parla fuori di noi e non dentro di noi.
La discussione nazionale, sul risultato conseguito dalla Lega e quindi sulle questioni del Nord, ha fatto passare in secondo piano quello che a mio avviso è stato uno dei dati che più deve far riflettere: le forze di Governo e quindi il PDL avanzano soprattutto al Sud, dove al contempo si registra l’arretramento più preoccupante del CS e del PD. Questo dato è sicuramente figlio del fallimento di esperienze di Governo del CS nelle Regioni Meridionali, ma contrasta in modo chiaro rispetto alla politica marcatamente nordista del governo.
A maggior ragione in questo quadro noi qui in Puglia non possiamo che essere contenti e soddisfatti per la vittoria conseguita a livello Regionale. La riconferma di Nichi Vendola e del Centrosinistra al governo della Regione Puglia ci impegna a continuare sulla strada del cambiamento e dell’innovazione cominciata con la passata legislatura e soprattutto a costruire da qui una politica nazionale del PD e del centrosinistra che metta al centro il Sud come opportunità e non come problema. Dobbiamo essere la testimonianza di un Sud che ce la fa, capace di esprimere classi dirigenti che esprimono buon Governo. In questo lavoro il ruolo del nostro Partito deve essere centrale e determinante e cominciamo col dire che il PD ha vinto le elezioni regionali in Puglia. Dobbiamo far emergere con nettezza e chiarezza il nostro profilo, le nostre proposte per cambiare e governare la Puglia da offrire a Vendola, al centrosinistra e ai pugliesi. Nell’ultima direzione regionale emerse la proposta condivisa da tutti di organizzare un appuntamento regionale del Partito per discutere di questo, sarà mio compito insistere sulla proposta e chiedere di calendarizzarla. Noi come PD della provincia di Brindisi a quel appuntamento arriveremo con le nostre proposte e daremo il nostro contributo. Dobbiamo avere la capacità di cogliere la sfida lanciata da Vendola in merito all’innovazione della politica e della cultura politica, sfidandolo sulla proposta e nel merito in una competizione in positivo e non in un atteggiamento che spesso è stato percepito come ostile. Dobbiamo dircelo con chiarezza, parte dell’elettorato di Vendola e delle liste collegate a Vendola è un pezzo del nostro mondo, che riusciremo a riconquistare se ci sintonizzeremo sulle richieste di innovazione e di rinnovamento, di speranza e di passione che da li vengono. D’altronde o il PD è il partito dell’innovazione e del rinnovamento nelle idde, nelle proposte, nelle donne e negli uomini, nel modo di intendere e di fare la politica oppure non è. Non possiamo più essere percepiti come quelli della conservazione dello status quo e delle classi dirigenti, chiusi al loro interno, che prediligono la fredda tattica alla passione politica.
Il dato elettorale ci dice anche questo. E ce lo segnala anche nella nostra provincia soprattutto se guardiamo insieme quello che accaduto sul voto per le elezioni regionale con quello alle elezioni amministrative che forse anzi ci segnala elementi ancora più preoccupanti. Certo, guardando al dato di Vendola, del CS e del PD nella nostra provincia, potremmo essere soddisfatti. Il PD rispetto al dato delle Europee ha fatto registrare un aumento in percentuale dell’1,5% dei voti, a differenza del dato complessivo regionale che segnala un arretramento dell’1,5% sempre rispetto alle Europee. Ma sinceramente io non posso dirmi soddisfatto del risultato, ci potremmo accontentare, ma per quello che mi riguarda non pensavo a questo partito come quello che conserva in termini assoluti praticamente i voti conseguiti dai DS cinque anni fa! Inoltre se guardiamo bene nel dato scopriremo un partito che passa dal 43% in alcune realtà al 9% in altre, dal 35% all’11%. Siamo oltre il 30% in 4 realtà; oltre il 20% in altre 4; tra il 15% e il 20% in 3 realtà; tra il 10% e il 15% in 8 realtà; e in una sotto il 10%. Insomma un dato troppo eterogeneo, che dimostra la differenza del nostro insediamento territoriale e che segnala come il voto al PD dipenda quasi esclusivamente dalla presenza di nostri candidati o meno. Questo dato è rafforzato anche dal fatto che appena il 20% del voto complessivo del Partito è voto di lista, il resto è voto di preferenza. Per fare un paragone nel 2005 il voto ai DS era per il 35% costituito da voto di lista. Allora qui la prima questione. Sicuramente i risultati dimostrano che la nostra lista era una lista forte, di candidati capaci di raccogliere attorno a se consenso e di capacità di rappresentare il proprio territorio (e anzi ne approfitto per ringraziare l’impegno e il lavoro dei nostri sette candidati), ma la somma di candidati seppur forti e rappresentativi, fanno un Partito forte? Politicamente forte? Secondo me no. La capacità di mettere in campo candidati forti e rappresentativi, deve essere valore aggiunto per un partito, non sostitutivo. D’altronde già lo svolgimento della campagna elettorale era il segnale di quanto sarebbe accaduto. Comitati elettorali aperti, sezioni chiuse o spesso trasformate in comitati elettorali. Iniziativa del Partito nulla. Non abbiamo più militanti che fanno la campagna elettorale per il Partito, chi si è mosso lo ha fatto perché sollecitato o coinvolto da questo o da quel candidato.
Se guardiamo ai risultati delle elezioni amministrative il dato è quantomeno preoccupante. Ed è proprio questo dato che segnala come stia cambiando quasi geneticamente il PD, il Centrosinistra. Da sempre il CS era ritenuto più forte e competitivo del CD nelle consultazioni amministrative, per insediamento e radicamento territoriale, per capacità di esprimere classi dirigenti locali forti, autorevoli e rappresentative, per capacità di buon Governo. Il risultato del CS alle elezioni amministrative era sempre e comunque superiore al risultato conseguito alle elezioni Politiche.
Al turno di ballottaggio poi non c’era praticamente partita! La migliore qualità dei nostri candidati, la superiore capacità di mobilitazione, e la maggiore propensione a recarsi alle urne da parte dell’elettorato di CS facevano la differenza in un turno di voto in cui si riduce l’influenza delle “truppe” dei candidati a consigliere, il voto diventa più libero, e si sceglie la miglior offerta politica. Ora anche questo dato sembra modificarsi notevolmente. Se anzi andiamo a vedere ciò che accaduto in questi ultimi ballottaggi noteremo che il dato si è praticamente capovolto: vincono spesso i candidati del CD e sembra esserci una maggior tenuta dell’elettorato di CD rispetto a quello di CS.
Anche da noi si è manifestata questa inversione di tendenza. Abbiamo votato in 8 comuni, noi governavamo in 4: Latiano, San Pietro, Cellino, Ceglie, ed eravamo all’opposizione a: Mesagne, San Vito, Torre, Torchiarolo. Dopo questo turno elettorale governiamo a Mesagne, e Torre. Il dato preoccupante è che questa nostra sconfitta non è stata determinata da un avanzamento del PDL che mantiene San Vito, conquista Cellino e Ceglie ma perde Mesagne e Torre S.S., ma da una nostra sconfitta, del PD, anche in quelle realtà in cui siamo andati al ballottaggio con altre forze del Centrosinistra (Latiano e San Pietro). Certo le elezioni e le alleanze amministrative risentono molto di fattori locali e di specificità che cambiano da comune a comune, ma quando il dato è questo non possiamo che inquadrarlo in un problema evidentemente più generale. La verità è che le contraddizioni e le divisioni che oggi caratterizzano il nostro partito ad ogni livello, al livello locale diventano devastanti e spesso fautori di sconfitte tanto dolorose quanto evitabili. Un partito impegnato a guardarsi l’ombellico, in cui spesso il nemico è al proprio interno, e quindi incapace di vedere ciò che accade intorno a se, ciò che si muove nella società. Difficoltà a compilare le liste (in alcuni comuni ci sono candidati con 0 voti), a proporre programmi e progetti e quindi alleanze e uomini. E’ un caso che sono stati eletti 8 nuovi sindaci? È un caso che la nostra rappresentanza in molti comuni si è ridotta ad un solo consigliere? E’ un caso che non siamo stati capaci di presentare la stessa alleanza politica in due comuni diversi? Qual è il nostro ruolo e la nostra funzione? Non soltanto in molti casi non siamo percepiti come la forza trainante di un’alleanza per il governo delle città, ma anzi veniamo visti come elemento di divisione, come un problema e non una risorsa. Se guardiamo i dati sembra chiaro che se avessimo avuto la forza e la capacità di espandere l’esperienza vincente di Mesagne negli altri comuni molto probabilmente avremmo vinto non dico ovunque, ma quasi. Certo in questo si è anche manifestata una debolezza del livello Provinciale, e più in generale degli organismi dirigenti, ma oggi discutiamo anche di questo. Degli organismi dirigenti e della nostra presenza sui territori.
E’ allora evidente che c’è la necessità di cambiare marcia di decidere una volta per tutte se vogliamo essere partito o una somma di individui in cui ognuno gioca la sua partita, ma senza una sintesi del collettivo. Io mi sono candidato a fare il segretario, e spero ognuno di voi ha deciso di farsi eleggere nella direzione provinciale per essere un collettivo.
Non esistono più rendite di posizione per nessuno, ognuno si deve mettere in gioco e decidere che contributo portare al partito. Dobbiamo avere la forza di mescolare le carte, di capire che la costruzione e la promozione di classi dirigenti non può avvenire per correnti, appartenenze o amicizie, ma per merito, idee, impegno. Un bravo dirigente è bravo a prescindere da chi ha votato al Congresso! I rappresentanti istituzionali devono collaborare tra loro e con il partito mettendo a disposizione di tutti, relazioni, competenze, conoscenze.
Impegno, idee, studio, passione, gioco di squadra. Questi gli elementi che fanno un dirigente.
Le nostre sezioni, o circoli devono essere il luogo aperto, ospitale in cui si discute e propongono iniziative politiche. La sensazione che si ha è che spesso noi escludiamo e non includiamo, c’è chi va via dal Partito perché non è stato accontentato (e questo sinceramente mi preoccupa poco, anzi) c’è chi invece vorrebbe o potrebbe dare un contributo al Partito e va via, spesso in silenzio, perché estraneo alle nostre dispute.
Allora dobbiamo lavorare sui contenuti e sulla forma.
Sui contenuti, abbiamo già individuato i temi nella scorsa direzione provinciale (lavoro, industria e impresa, ambiente, università, innovazione e ricerca, politiche sociali e della salute) e messo a lavorare i dipartimenti su questo. Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che possediamo la verità rivelata, dobbiamo avere l’umiltà del confronto, la disponibilità al confronto e alla critica. La nostra proposta sui temi deve essere discussa in modo aperto e senza reti con i protagonisti nella società che vivono quelle situazioni. Propongo a tal proposito di dare mandato ai dipartimenti di avviare questo lavoro sulle proposte del PD che porti entro la metà del mese prossimo alla organizzazione di una conferenza provinciale del PD con cui presentiamo il nostro manifesto sui temi e sulle questioni che riguardano questa provincia.
C’è poi il problema politico delle alleanze e del governo della provincia. Propongo di convocare gli stati generali del centrosinistra che partendo dalle forze politiche con cui governiamo alla provincia si apra a Sinistra e Libertà per avviare un confronto e per quello che ci riguarda si rilanci il progetto provincia definendone le priorità e gli impegni programmatici.
Per fare questo quindi c’è bisogno del partito e di dirigenti e rappresentanti istituzionali sintonizzati su questa lunghezza d’onda. A partire dalle sezioni dei comuni dove si è votato bisogna immediatamente convocare assemblee degli iscritti per l’analisi del voto e avviare un percorso di ridefinizione degli organismi dirigenti.
Quello che ho detto fin’ora costa, in termini personali per l’impegno la disponibilità, la fatica. Costa perché ognuno deve mollare qualcosa di proprio per metterlo a disposizione degli altri, costa in termini economici, perché un partito non si vive di aria.
Se ognuno è disponibile a metterci qualcosa ce la faremo, altrimenti temo che questo benedetto PD non nascerà mai.
