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Dall'Università a Brindisi, all'Università di Brindisi

Dall’Università a Brindisi, all’Università di Brindisi

  1. Il Polo Universitario di Brindisi com’è oggi.

 

E’ il terzo anno “completo” di vita del Polo Universitario di Brindisi: l’A.A. 2009-10. Questo ci consente una prima analisi significativa dell’andamento del Polo stesso in termini di iscritti e di immatricolati e quindi l’inizio di un ragionamento critico su questa esperienza. Definiamo Polo Universitario Brindisino l’insieme dei Corsi di Laurea presenti a Brindisi su iniziativa della Università di Bari  e della Università del Salento. L’Università di Bari è la Università storica della Puglia fondata circa 80 anni fa. E’, inoltre, una Università “completa” nel senso che ha tutti i corsi di laurea presenti nelle università italiane. L’Università del Salento è invece relativamente più giovane, la sua statizzazione è avvenuta nel 1967, cioè 43 anni fa. Inoltre, la sua offerta didattica è piuttosto relativa mancando completamente del settore medico chirurgico, farmaceutico, chimico, geologico, architettonico. La città di Bari, invece, come si sa, ospita uno degli unici tre Politecnici italiani.

Il Polo di Brindisi può contare su 2 Facoltà autonome nell’ambito della Università del Salento: quella di Ingegneria Industriale con 2 Corsi di Laurea e quella di scienze sociali, politiche e del Territorio con 4 corsi di laurea, e su 4 corsi di Laurea dipendenti da Facoltà allocate nella Università di Bari, quali quelle di Lettere, Economia, Scienze M.F.N. e Professioni Sanitarie. Il quadro dell’offerta didattica è quindi assai limitato, oltre che non molto razionale, visto che è l’unico Polo universitario italiano non sede di Ateneo che vede la presenza di due Università differenti. Su questa anomalia torneremo in seguito. Nonostante la limitata offerta formativa però il Polo di Brindisi può definirsi ad oggi numericamente soddisfacente: infatti tra gli oltre 200 Poli universitari non sedi di Ateneo è uno dei 20  che conta il maggior numero di iscritti ed immatricolati. La cosa non è banale, poiché dimostra la presenza di una domanda reale del territorio ad onta, soprattutto della limitata offerta di cui dicevamo prima.

 

  1. Il Polo Universitario di Brindisi: i risultati raggiunti.

 

Orientiamoci meglio con qualche numero per sviluppare il discorso che vogliamo fare. I numeri sono quelli ufficiali forniti dalla Banca Dati del MIUR aggiornati al 30 aprile 2010. Le Università italiane presentano nell’A.A.2009-10 un numero di iscritti pari a 1.557.578 ed un numero di immatricolati pari a 292.443. Nell’A.A. 2007-08 gli iscritti erano1.468.528 e gli immatricolati 307.805. Il numero degli iscritti è dunque aumentato del 6% ed il numero degli immatricolati è diminuito del 5%. Nella Università di Bari+Politecnico di Bari+Università del Salento gli iscritti nell’A.A. 2009-10 sono 77.624 e gli immatricolati 14.576, nello stesso comprensorio nell’A.A. 2007-08 gli iscritti erano 73.265 e gli immatricolati 16.357. Quindi nel comprensorio considerato, nel triennio in esame gli iscritti risultano essere aumentati del 5,9% e gli immatricolati diminuiti del 10,9%. L’andamento degli iscritti è quindi in linea con quello nazionale, mentre quello degli immatricolati denuncia un calo più che doppio. Per quanto attiene al Polo universitario di Brindisi, nell’A.A. 2009-10 il numero degli iscritti è pari a 2.326 e quello degli immatricolati è pari a 447. Nell’A.A. 2007-08 gli iscritti al Polo di Brindisi erano 2.069 e gli immatricolati 472. Nel triennio quindi gli iscritti sono aumentati del 12,4% e gli immatricolati sono diminuiti del 5%. L’aumento degli iscritti è quindi molto maggiore di quello nazionale e quello degli immatricolati esattamente in linea con quello nazionale. Rispetto al comprensorio Università di Bari +Politecnico di Bari +Università del Salento l’aumento degli iscritti nel Polo di Brindisi è circa il doppio mentre la diminuzione degli immatricolati è la metà. Dal punto di vista numerico l’esperimento Polo Universitario di Brindisi può definirsi un successo.

Se disaggreghiamo i numeri, abbiamo un quadro più nitido e possiamo ricavare qualche utile annotazione. Abbiamo detto che il Polo di Brindisi si sostanzia di un insediamento della Università del Salento e di un insediamento della Università di Bari. Bene nell’A.A. 2009-10 gli iscritti alla Università del Salento nei Corsi di Laurea a Brindisi sono 1.440 e gli immatricolati sono 279. Nell’A.A. 2007-08 gli iscritti erano 1.245 e gli immatricolati 241. Dunque gli iscritti sono aumentati, nel triennio del 15,7% e gli immatricolati sono aumentati del 15,8% una performance di tutto rispetto se si vede che, nello stesso periodo, il numero degli iscritti all’Università del Salento è rimasto costante e quello degli immatricolati è calato ben del 19,6%. Per quanto riguarda gli iscritti ai corsi di laurea nel Polo di Brindisi facenti capo alla Università di Bari, nell’A.A. 2009-10 sono stati 878 e gli immatricolati sono stati 168. Nell’A.A. 2007-08 gli iscritti erano 824 e gli immatricolati 231. Cioè nel triennio considerato gli iscritti sono aumentati del 6,5%, in linea con il dato nazionale e quello pugliese, mentre gli immatricolati sono calati del 27,3% che è un dato fortemente significativo in negativo e, probabilmente, indice che la offerta didattica non è la più idonea. Questi numeri impongono una presa d’atto e suggeriscono un forte cambiamento strategico. La presa d’atto è quella che l’idea di un Polo Universitario a Brindisi è un esperimento più che riuscito e proprio questo fatto impone un cambio di marcia per evitare che questo successo degradi.

 

  1. Il Polo Universitario di Brindisi: come consolidarlo e dargli un futuro.

 

Per prima cosa va  risolta la dicotomia Università di Bari-Università del Salento lanciando l’ipotesi di un Polo Universitario interateneo coinvolgendo nell’esperimento la Università di Bari, la Università del Salento, il Politecnico di Bari. Il territorio brindisino ha una potenzialità di circa 3.000 matricole all’anno ed una azzeccata offerta didattica, con relative adeguate infrastrutture, può attirare studenti da altri territori pugliesi, da altre regioni confinanti e da Paesi esteri che distano poco, molto poco da Brindisi. E’ cosa che una offerta didattica ed infrastrutturale seria ed un marketing adeguato possono realizzare con efficacia e in tempi brevi. Pochi territori hanno una infrastrutturazione industriale ed economica differenziata come quella di Brindisi e pochi territori hanno una infrastrutturazione tecnologica come quella di Brindisi. La Cittadella della Ricerca non è solo un notevole contenitore di iniziative di ricerca pubbliche e private di grande efficacia, è anche collocata strategicamente dal punto di vista delle comunicazioni via terra, mare e cielo e possiede strutture ricettive, peraltro ampliabili, già oggi di grande rilievo. Solo la nostra pigrizia può ostacolare questo disegno e la nostra inerzia può farlo fallire.

Si parta quindi subito con una conferenza di produzione intorno a questa tematica, senza steccati, senza preclusioni, ma anche senza accettare veti. Il futuro di Brindisi può dipendere molto da come ci muoveremo tutti, d’ora in poi, su questo terreno programmatico. Ma più esattamente verso quale direzione dobbiamo muoverci? Possiamo trovare una ispirazione ancora nei numeri? Guardiamo un po’ meglio i dati delle due Facoltà dell’Università del Salento che compongono il Polo di Brindisi: gli iscritti, abbiamo detto, sono 1.440; di questi 1.201 sono gli iscritti ai corsi di laure di Scienze sociali, politiche e del territorio e 239 sono gli iscritti alla Facoltà di Ingegneria industriale. Nell’A.A. 2007-08, abbiamo già detto anche questo, gli iscritti erano complessivamente 1.245 di cui 1.084 alla Facoltà di scienze sociali e 161 a quella di Ingegneria. L’aumento degli iscritti è stato quindi del 10% alla Facoltà di Scienze sociali e di oltre il 40% a quella di Ingegneria. Questi numeri non debbono stupire. Ed, anzi, vanno forzati. Il nostro territorio, come tanti altri del nostro Sud e non solo, soffre della piaga crescente della disoccupazione giovanile. Questa in parte è contingente ed in massima parte quasi “programmata”, cioè prevedibile stanti gli ormai consolidati trend di occupazione a tre anni dei laureati in dipendenza del tipo di laurea acquisita.

Non si produce nessuna invenzione se si afferma che è ultranoto il fatto che le lauree tecnico scientifiche, ed in particolare quelle ingegneristiche, hanno una domanda assolutamente soddisfacente e quelle umanistico, letterarie una domanda molto più bassa. Questo in particolare in contesti territoriali ad alta concentrazione industriale e a bassa concentrazione di servizi. Il territorio di Brindisi ha queste caratteristiche con le quali vanno fatti i conti. Ma anche per altri contesti dissimili da quello brindisino il rate di occupazione differisce di poco. Il territorio salentino inoltre, per la origine culturale del suo Ateneo, ha un pregresso di domanda inevasa che non facilita la giusta aspirazione di tanti laureati con lauree in settori umanistici-cultutali e giuridico-politici. Dovremmo quindi usare un grande senso di responsabilità sociale nel programmare nuovi corsi di laurea o nell’insistere in quelli già attivati, soprattutto tenendo conto del fatto che i targets, e quindi le responsabilità politiche, delle Istituzioni culturali e di quelle degli Enti Locali sono, rispetto al territorio, molto diverse.

Va anche raccomandato, soprattutto nella fase economico-finanziaria che viviamo, una grande attenzione rispetto agli sprechi ed alle funzionalità. Più Sedi sparse nel territorio significano non solo oneri e costi maggiorati, ma anche più bassa funzionalità e, talvolta, più bassa utilizzazione degli investimenti. Questo suggerisce, anche alla luce della ipotesi precedentemente formulata di un nuovo quadro organizzativo ed istituzionale, le Facoltà interateneo, della concentrazione unitaria del Polo Universitario di Brindisi, presso la sede della Cittadella della Ricerca. Naturalmente coinvolgendo la stessa in uno sforzo organizzativo e razionalizzatore inevitabile. Fondamentale, a questo proposito,sarà la capacità degli Enti Locali, delle Università e del mondo produttivo, attraverso le sue Organizzazioni, di mettere in gioco come protagonista la Regione Puglia con tutte le sue sensibilità, le sue possibilità di intervento, le sue risorse.

 

  1. L’Università di Brindisi e lo sviluppo del territorio.

 

La prima parte di questo documento si è dilungata su una analisi numerica, a nostro parere indispensabile, per rendere più chiaro ed esplicito il contesto. E’ necessario ora passare ad una analisi qualitativa dell’argomento di cui stiamo trattando, per meglio introdurre le nostre proposte in merito al processo di sviluppo. Quando affermiamo che l’insegnamento universitario deve essere funzionale ed organico allo sviluppo del territorio, vogliamo esplicitare due esigenze di fondo. La prima è di ordine sociale e si riferisce al fatto di rendere possibile e praticabile il dettato costituzionale dell’acceso agli studi superiori a tutti i meritevoli e volenterosi a prescindere dalle loro possibilità economiche. Studiare fuori di casa è comunque un costo anche praticando la via del pendolarismo, che non sempre è, però, un modello di efficienza soprattutto se il pendolare sottrae tempo allo studio.

La seconda esigenza è quella di aumentare il tasso culturale del territorio per renderlo più competitivo. Non c’è ormai nessuna persona ragionevole, ad eccezione del ministro Gelmini, forse, che non concordi con i dati OCSE che attribuiscono la scarsa, sempre più scarsa purtroppo, competitività del sistema Italia al suo essere maglia nera, nell’ambito OCSE appunto, nel rapporto tra laureati e popolazione. Il territorio brindisino, da questo punto di vista, ha numeri non molto incoraggianti e si impone così la necessità di ribaltare la situazione. A questo proposito va però precisato, se non si vuole emulare la rappresentazione fascista delle 7 milioni di baionette, che ci sono lauree più spendibili e lauree meno spendibili in funzione della promozione, sostegno e sviluppo del territorio. Non si intende qui minimamente entrare in una sterile discussione di merito e qualità tra lauree umanistiche e lauree tecnico scientifiche, ma serietà e chiarezza impongono di pronunciarsi rispetto alla utilità individuale e sociale delle due lauree. Sulla loro spendibilità rispetto al mercato del lavoro abbiamo detto prima, aggiungiamo qui una sola considerazione.

Da decenni denunciamo, a buon ragione, come il pur imponente apparato industriale brindisino abbia un limite ed un difetto critico: a Brindisi ci sono le braccia della produzione, nel Centro-Nord delle stesse aziende collocate a Brindisi c’è il cervello progettuale e di sviluppo. E’ una storia antica che non si ribalta con le prediche, le esortazioni, il moralismo. Un reparto di progettazione qualificato e competitivo non è banalmente un Ufficio così denominato, è un insieme di matematici, fisici, chimici, ingegneri, chimici industriali e farmaceutici, biotecnologi e così via. Queste professionalità in un territorio o ci sono o non ci sono, il prestito non vale. Bene, analizziamo la nostra realtà di riferimento: Brindisi ed il Salento. Le professionalità, abbiamo detto, non si inventano, le si costruisce nei corsi universitari, nei laboratori dei Dipartimenti e delle industrie, in quelli dei centri di ricerca collocati in rete. L’Università italiana conta 612 Facoltà, di queste il 27,8% sono Facoltà umanistiche, il loro numero è eccessivo e dovrebbe man mano ridursi. L’Università del Salento ha 10 Facoltà di queste il 50% afferiscono al settore umanistico ed ancora nella Università del Salento i corsi di laurea sono 67, di questi il 52,2% afferiscono al settore umanistico, infine sempre nella Università del Salento gli studenti iscritti alle Facoltà umanistiche sono il 50,4% degli studenti totali.

Se il dato nazionale è in difetto rispetto alle necessità di competitività del sistema immaginate, con questi numeri, come la si può affrontare nel nostro territorio. Si apre di fronte a noi una autostrada di dibattito reale e di intervento innovatore obbligato.

 

 

Componente Segreteria Prov.le resp.le politiche scuola e formazione

Annamaria Padula

 

 

Resp. Dipartimento Università e Ricerca

Prof. Paolo Cavaliere


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